Trascorrevo le ore a guardare mia madre truccarsi.

La cipria, l’ombretto sulle palpebre e la lunga riga nera dell’eyeliner, poi il rosso vermiglio a colorare le labbra: un rito accurato, una magia che trasformava la mia bella mamma in un incanto senza tempo, sembrava una diva ed era sempre la stessa, mia madre.
Mi stregava il cambiamento, la sublimazione della bellezza attraverso forme e colori che ne esaltavano il carattere e il fascino.

Del resto sono sempre stata attratta dalla bellezza

come quella volta in cui, a due anni, mi ero persa nel Museo Hermitage a San Pietroburgo, assorta ad ammirare la magnificenza di quelle opere. I miei genitori, preoccupati, mi avevano ritrovata poco dopo incantata da tutta quell’arte a me sconosciuta.
La bellezza mi è sempre stata familiare; è il vuoto, invece, a respingermi.
Da bambina ho cambiato casa più volte, varie ristrutturazioni si sono susseguite e la cosa che mi piaceva meno era vivere nella nuova casa senza nulla che parlasse di me. Così, sceglievo sempre un pezzo della mia vecchia camera e la portavo con me nella nuova, oltre i giochi, i libri e i vestiti, cercavo di dare nuova luce a qualcosa che fosse già mio.

Del resto sono sempre stata attratta dalla bellezza

come quella volta in cui, a due anni, mi ero persa nel Museo Hermitage a San Pietroburgo, assorta ad ammirare la magnificenza di quelle opere. I miei genitori, preoccupati, mi avevano ritrovata poco dopo incantata da tutta quell’arte a me sconosciuta.
La bellezza mi è sempre stata familiare; è il vuoto, invece, a respingermi.
Da bambina ho cambiato casa più volte, varie ristrutturazioni si sono susseguite e la cosa che mi piaceva meno era vivere nella nuova casa senza nulla che parlasse di me. Così, sceglievo sempre un pezzo della mia vecchia camera e la portavo con me nella nuova, oltre i giochi, i libri e i vestiti, cercavo di dare nuova luce a qualcosa che fosse già mio.

Il fascino della trasformazione mi ha così salvata

nell’affrontare ogni cambiamento, anche da adulta. L’architettura è stata perciò la naturale conseguenza del mio desiderio di creare case come spazi dell’anima, trasformando un luogo normale in un ambiente pervaso di venustas vitruviana in cui colori, dettagli, ombra e luce siano in perfetta continuità con il mondo interiore dei suoi abitanti.

Mi piace farmi strumento di un atto creativo in cui desidero realizzare uno spazio contiguo all’energia dei padroni di casa, che sia familiare e accogliente già dal primo giorno, custode di una sua memoria emotiva quale focolare della nuova abitazione.
Aspiro a realizzare case uniche, che parlino di chi le abita e che abbiano il sapore delle loro emozioni.
Perché il lavoro di un architetto non è realizzare abitazioni che gli somiglino, ma case in grado di rendere felice chi le vive.